venerdì 10 febbraio 2012
Ringraziamenti
giovedì 9 febbraio 2012
La nuova Costituzione e il Patriarca ecumenico

ISTANBUL , 7. Il Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo, è stato invitato a partecipare ai lavori dell'Assemblea nazionale turca riguardanti la redazione della nuova Costituzione, in particolare sul tema delle minoranze religiose. Nella seconda metà del mese di febbraio — riferisce l’agenzia France Presse — la guida spirituale della Chiesa greco-ortodossa fornirà il suo parere nell’ambito di una speciale commissione p a r l a m e n t a re che, successivamente, ascolterà anche i responsabili delle altre comunità religiose riconosciute nel Paese (armena, siriaca ed ebraica). In Turchia, nazione a stragrande maggioranza musulmana, il passo è valutato positivamente dalle minoranze religiose, che vedono aumentare lo spazio e la considerazione riservati loro dallo Stato. In particolare — informa l’agenzia Fides — si auspica che, nel processo di revisione e riforma della nuova carta costituzionale, venga concesso il riconoscimento giuridico e la rappresentanza legale alla Chiesa cattolica di rito latino. Fra gli ulteriori passi di apertura verso le minoranze, c’è poi la proposta di legge, in preparazione al ministero della Pubblica Istruzione, per consentire alle scuole delle minoranze religiose di accettare i bambini della loro comunità che non sono cittadini turchi. Il progetto di legge prevede che i bambini stranieri dei gruppi greco-ortodosso, armeno, siriaco ed ebraico possano ricevere l’istruzione nelle scuole della loro comunità. In tal modo si farà fronte al rischio di chiusura delle scuole delle minoranze religiose per carenza di studenti. Va infine ricordato il decreto dell’agosto scorso con il quale il Governo di Ankara ha deciso di restituire alle comunità religiose i beni confiscati negli anni Trenta del secolo scorso. Nel novembre scorso, la Direzione generale delle fondazioni in Turchia (un organismo governativo) ha concesso la personalità giuridica alle fondazioni appartenenti alle minoranze religiose non islamiche riconosciute nel Trattato di Losanna del 1923. Il primo passo ufficiale è stato il riconoscimento giuridico per la fondazione dello storico liceo greco «Beyoglu». La decisione è stata accolta con favore dalle comunità religiose minoritarie, come quella cristiana di rito greco, armena ed ebraica: tutte minoranze che, per gestire opere sociali e di carità come ospedali e scuole, hanno dovuto necessariamente creare fondazioni private, non disponendo esse stesse di personalità giuridica. Diverso, com’è noto, il caso della Chiesa cattolica latina, che non è fra le comunità riconosciute nel Trattato di Losanna.
Presentazione Volume

mercoledì 8 febbraio 2012

Chi siamo noi per predicare la Parola Divina?
Dal primo momento della creazione dell’uomo Dio gli ha dato la figura la somiglianza Sua (Gen 1,26), e dopo la caduta gli ha detto il pane con il sudore del tuo volto, finché tu ritorni nella terra da cui fosti tratto; perché sei polvere e in polvere ritornerai (Gen 3,19). San Athanasio ci ha detto che Dio si è fatto uomo perché esso diventassi Dio, ed è una definizione completa per il nostro cammino come cristiani e come figli di Dio. Tutti cristiani sono felici perché Dio si è incarnato ed è risorto, festeggiamo mangiamo e beviamo ma dimentichiamo il punto importante, quando io sono morto per il mio fratello, servendolo con tutto il cuore? Quando io con l’aiuto del mio fratello sono risorto? Esempi che viviamo ogni giorno, fratelli miei, tutti i giorni siamo esposti a tanti tentazioni buoni per la nostra edificazione nello spirito di preghiera e nella fede, ma guai a chi cade e non trova nessuno per aiutarlo ad alzarsi, per cui si dice attento tu che stai in piedi di non caderti, perché proprio queste persone si considerano salvati sulla terra. Dio si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo per la nostra salvezza e per insegnarci l’umiltà che è anche il primo voto che deve prendere ogni cristiano dopo il suo battesimo. Oggi viviamo come vagabondi non c’abbiamo ne inizio ne fine, senza storia senza ricordo, per cui mi sembrava ora è bel tempo di riflettere ognuno di noi lo stile della sua vita e il suo comportamento verso i suoi fratelli in Cristo, verso se stesso, riflettendo sui i nostri comportamenti, e chiedendosi veramente sono Cristiano? Veramente do l’esempio del cristianesimo(o del vero cristiano)? Diamoci una pausa prima che cominciasse la Quaresima, e mettiamoci ognuno un piccolo programma di preghiera personale chiedendo dallo Spirito un aiuto per illuminare la nostra strada per poter proclamare la parola Divina, che non è nient’altro che noi uomini. Cioè ognuno di noi è la parola vivente di Dio, o meglio dire possiamo esserLa, perché ognuno di noi è invitato a vivere la Parola nella sua vita con i doni dello Spirito, che senz’altro sono per tutti ed ognuno secondo la sua capacità (1Cor 12, 8-10). Cerchiamo allora di dare il buon esempio vivendo come i veri cristiani, in un mondo che ha bisogna di noi e abbiamo bisogno di lui, ci ama e lo amiamo, un modo che Dio ha voluto salvarlo, per cui ci ha mandati con i suoi doni. Essendoci la Parola, vi prego non abbiate paura perché come era Timoteo, possiamo esserlo anche noi, e come ha meritato i doni dello spirito, li meritiamo anche noi, rispondendo alla chiamata: Predica la parola, insisti in ogni occasione favorevole e sfavorevole, convinci, rimprovera, esorta con ogni tipo di insegnamento e pazienza. Infatti verrà il tempo che non sopporteranno più la sana dottrina, ma, per prurito di udire, si cercheranno maestri in gran numero secondo le proprie voglie, e distoglieranno le orecchie dalla verità e si volgeranno alle favole. Ma tu sii vigilante in ogni cosa, sopporta le sofferenze, svolgi il compito di evangelista, adempi fedelmente il tuo servizio. (1Tm 4, 3-5) Infine tutto è un servizio, ma un servizio con gioia che rende il nostro cuore allegro e così rallegriamo tutti i cuori di chi ci stanno intorno, sbarazzandosi di ogni cattiveria, di ogni frode, dell'ipocrisia, delle invidie e di ogni maldicenza, come bambini appena nati, desiderando il puro latte spirituale, perché con esso cresciamo per la salvezza, se davvero abbiamo gustato che il Signore è buono. (Cfr. 2Pt 2,1-3) Allora possiamo dire che abbiamo tantissimi predicatori della Parola semplicemente dalla bocca, ma veramente quale vale, quello dalla bocca o dai atti? Almeno secondo la Parola è secondo i nostri atti, il nostro cammino e la nostra testimonianza. Allora lavoriamo in questa santa Quaresima per tenere saldi i nostri atti buoni e sostituire quelli cattivi in atti buoni perché la Parola di Dio sia in ogni nostro atto ed alla nostra bocca in ogni tempo.
Che dirò di più?
Poiché il tempo mi mancherebbe per raccontare di Gedeone, Davide, Samuele e dei profeti, i quali per fede conquistarono regni, chiusero le fauci dei leoni, scamparono al taglio della spada, guarirono da infermità, Ci furono donne che riebbero per risurrezione i loro morti; Furono lapidati, segati, uccisi di spada; Tutti costoro, pur avendo avuto buona testimonianza per la loro fede, non ottennero ciò che era stato promesso. Perché Dio aveva in vista per noi qualcosa di meglio, in modo che loro non giungessero alla perfezione senza di noi. (Cfr. Eb 11, 32-40). Quello che mi permetterei di dire di più, è di aggiungere un’altra parola santa della vita e dalla bocca di san Paolo ai Colossesi: Ora sono lieto di soffrire per voi; e quel che manca alle afflizioni di Cristo lo compio nella mia carne a favore del suo corpo che è la chiesa. Di questa io sono diventato servitore, secondo l'incarico che Dio mi ha dato per voi di annunciare nella sua totalità la parola di Dio (1Col 1,24-25). Preghiamo tutti per tutti, che Dio ci dia la opportunità e la forza per poter veramente testimoniare la Parola con la nostra vita quotidiana, predicando con le nostre bocche la Parola Divina, aspettando che succederebbe per ognuno di noi quello che avuto Isaia: Ma uno dei serafini volò verso di me, tenendo in mano un carbone ardente, tolto con le molle dall'altare. Mi toccò con esso la bocca, e disse: «Ecco, questo ti ha toccato le labbra, la tua iniquità è tolta e il tuo peccato è espiato» (Is 6,6-7).
Buona Quaresima a tutti.
martedì 31 gennaio 2012
La festa dell'Incontro del Signore nell'innografia e l’iconografia bizantina.
Oggi l’Antico dei giorni diventa Bambino…
Le Chiese orientali celebrano la festa del 2 febbraio come una delle dodici grandi feste dell'anno liturgico. Testimoniata già da Egeria nella seconda metà del IV secolo. Nel V-VI secc. la festa si celebra già ad Alessandria, ad Antiochia ed entra a Costantinopoli nel 542. Alla fine del VII secolo viene introdotta a Roma da un papa di origini orientali Sergio I (687-701), che vi introdurrà anche le feste della Natività di Maria (8 settembre), dell’Annunciazione (25 marzo) e della Dormizione della Madre di Dio (15 agosto). Si tratta di una festa i cui testi liturgici sottolineano l'incontro tra l'umanità -rappresentata dai vegliardi Simeone ed Anna-, e la divinità –lo stesso Cristo Signore. L’iconografia della festa è abbastanza sobria e con poche varianti nelle diverse tradizioni cristiane in cui è rappresentata, dai mosaici romani di Santa Maria in Trastevere, all’iconografia balcanica, alle icone greche e slave. Sostanzialmente l’icona riprende il passo evangelico di Luca 2, con i cinque personaggi della narrazione: Cristo, Maria e Simeone come figure centrali; Giuseppe e Anna come figure in secondo piano. In un posto rilevante dell'icona vediamo l’altare del tempio vestito con le tovaglie e sormontato da un ciborio e spesso anche attorniato da un cancello, che fa del tempio dell'’antica alleanza il tempio cristiano e quindi la presentazione di Gesù al tempio nel quarantesimo giorno della sua nascita diventa la festa dell'Incontro dell'antica, invecchiata umanità con l’uomo nuovo nell’umanità di Cristo. Ancora a livello iconografico, in alcune delle rappresentazioni è Maria che porta il bimbo nelle sue braccia, mentre in altre icone è Simeone che lo sorregge. L’iconografia di Simeone ricevendo o sorreggendo il Bambino ci porta anche al momento del Grande Ingresso nella Divina Liturgia bizantina, in cui il vescovo, alla porta del santuario riceve dal sacerdote i doni preparati del pane e del vino per deporli sull’altare. I tropari dell'ufficiatura della festa nella tradizione bizantina appartengono ai grandi innografi bizantini: Giovanni Damasceno, Germano di Costantinopoli, Cosma di Maiuoma, Andrea di Creta; essi cantano soprattutto le tre figure centrali della rappresentazione iconografica e della festa stessa. In diversi dei tropari Simeone, come il vescovo nella Chiesa, accogliendo Cristo diventa anche colui che professa la fede della Chiesa: “Ora sono stato liberato, perché ho visto il mio Salvatore. Questi è colui che è stato partorito dalla Vergine: è il Verbo, Dio da Dio, colui che per noi si è incarnato e ha salvato l’uomo… Si apra oggi la porta del cielo, il Verbo eterno del Padre, assunto un principio temporale, senza uscire dalla sua divinità, è presentato per suo volere al tempio della Legge da Vergine Madre… e il vegliardo lo prende tra le braccia, gridando come servo al Sovrano: Lascia che me ne vada, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza. Tu che sei venuto nel mondo per salvare il genere umano”. La professione di fede dei quattro primi concili ecumenici viene messa nella bocca di Simeone; anche nella tradizione bizantina al momento della presentazione del candidato all’ordinazione episcopale, costui professa la sua fede davanti alla Chiesa che lo accoglie come vescovo con tre professioni di fede legate al quattro primi concili ecumenici. Simeone stesso in uno dei tropari diventa tipo di Cristo nella sua discesa agli inferi per salvare, liberare Adamo: “Ora lascia che io me ne vada, o Sovrano, per annunciare ad Adamo che ho visto il Dio che è prima dei secoli senza mutamento fatto bambino…”. Diversi dei tropari sottolineano come il Bambino presentato al tempio è anche Colui che aveva parlato nell’Antico Testamento; in qualche modo la liturgia mette in rilievo che Colui che dava la legge, adesso la ubbidisce anche: “Accogli, Simeone, colui che Mosè vide in precedenza, nella caligine, quando gli dava la Legge sul Sinai, e che ora, divenuto bambino, si assoggetta alla Legge… Questi è colui che Davide annuncia; questi è colui che ha parlato nei profeti, colui che si è incarnato per noi e che parla nella Legge…”. L’incontro tra l’umanità invecchiata simboleggiata da Simeone ed Anna e la nuova umanità in Cristo, fa riprendere in parecchi dei tropari il testo di Daniel 7,9 in cui si parla del vegliardo, dell'Antico dei giorni, un versetto che i Padri e la liturgia stessa hanno letto sempre in chiave cristologica: “L’Antico di giorni, divenuto bambino nella carne, è portato al santuario dalla Madre Vergine… È bambino per me l’Antico di giorni; il Dio purissimo si sottopone alle purificazioni, per confermare che è realmente la mia carne quella che dalla Vergine ha assunto. Simeone, iniziato ai misteri, riconosce Dio stesso, apparso nella carne…”. Colui che la visione del profeta vede come un vegliardo “Antico dei giorni” adesso appare “Bambino nuovo” come lo canta la liturgia del Natale a due vegliardi nel tempio. Maria la Madre di Dio viene sempre presentata nei testi liturgici come colei che regge, che porta Cristo. Tre sono i tropari nella seconda parte del vespro bizantino che si trattengono nella figura di Maria. Il primo di questi tre è anche entrato nell’ufficiatura romana della festa odierna come antifona “Adorna thalamum tuum Sion”; sono diversi i titoli cristologici dati in questo testo alla Madre di Dio: celeste porta, trono, nube di luce: “Adorna il tuo talamo, o Sion, e accogli il Re Cristo; abbraccia Maria, la celeste porta, perché essa è divenuta trono di cherubini, essa porta il Re della gloria; è nube di luce la Vergine perché reca in sé, nella carne, il Figlio che è prima della stella del mattino…”. Sempre nell’ufficiatura del vespro troviamo un lungo tropario di Andrea di Creta in cui le braccia portanti del Cristo non sono già quelli di Maria bensì quelli del vegliardo Simeone; ambedue pero, Maria e Simeone, sono sempre tipo della Chiesa che sorregge, porta Cristo agli uomini. Questo tropario introduce, si potrebbe dire in modo discreto, la figura di Giuseppe, discreta anche nella stessa iconografia. Riportiamo il testo intero del tropario: “Colui che è portato dai cherubini e celebrato dai serafini, presentato oggi nel sacro tempio secondo la Legge, ha per trono le braccia di un vegliardo; per mano di Giuseppe riceve doni degni di Dio: sotto forma di una coppia di tortore, ecco la Chiesa incontaminata e il nuovo popolo eletto delle genti, insieme a due piccoli di colomba per significare che egli è principe dell’antico e del nuovo patto. Simeone, accogliendo il compimento dell’oracolo che aveva ricevuto, benedice la Vergine Madre-di-Dio Maria, simbolicamente predicendole la passione di colui che da lei era nato, e a lui chiede di essere sciolto dalla vita, gridando: Ora lascia che me ne vada, o Sovrano, come mi avevi predetto, perché io ho visto te, luce sempiterna, e Signore Salvatore del popolo che da Cristo prende nome”. Discreta la figura di Giuseppe sia nell’iconografia che nell’innologia –è presente in un unico tropario-; discreta anche quella della profetessa Anna, presente soltanto in un tropario del giorno 3 febbraio, quando la liturgia celebra i due vegliardi: “Anna divinamente ispirata e il felicissimo Simeone, risplendenti per la profezia, divenuti irreprensibili nella Legge, vedendo il datore della Legge apparso bambino come noi, lo hanno ora adorato: con grande gioia celebriamo dunque oggi la loro memoria…”.
P. Manuel Nin, Pontificio Collegio Greco, Roma
La catechesi di Benedetto XVI al Cammino Neocatecumenale.
Christustotus, caput et corpus…
I Padri della Chiesa -Cirillo di Gerusalemme, Giovanni Crisostomo, Teodoro di Mopsuestia-, nelle loro catechesi prebattesimali predicate soprattutto durante la Quaresima, introducevano, si potrebbe dire portavano per mano i catecumeni –cioè coloro che si preparavano a ricevere il battesimo nella notte di Pasqua-,li guidavano a scoprire, conoscere e memorizzare la fede cristiana attraverso la professione di fede –il Credo-, e dando loro un modello di preghiera –il Padrenostro. Durante tutto questo periodo di preparazione, nell’attesa del battesimo che, come tutti i sacramenti, è un dono che si riceve, che si accoglie un’unica volta nella grande Chiesa, nel suo grembo che rigenera; i catecumeni erano iniziati alla fede, all’ascolto e alla comprensione della Parola di Dio, e partecipavano soltanto alla prima parte della celebrazione dei Santi Misteri. Dopo il Vangelo infatti –e di questo abbiamo una testimonianza ancora oggi nelle Liturgie Orientali- il diacono congedava i catecumeni, intimava loro di uscire dalla chiesa, mettendoli in qualche modo in attesa –gioiosa attesa!- di partecipare un giorno all’unico sacrificio di Cristo, quello celebrato la notte di Pasqua dal vescovo nella grande ed unica madre Chiesa che nel battesimo li aveva rigenerati in Cristo. Perciò i catecumeni, accolti nella chiesa al canto del versetto paolino “Tutti quelli che siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo, alleluia”, non venivano più chiamati “catecumeni” bensì “neofiti” –cioè innestati, inseriti. Dove? In Cristo nell’unica e grande Chiesa; e da quel momento partecipavano pienamente ai Santi Misteri che erano –e sono- non una tappa nel catecumenato bensì la pienezza dell'’appartenenza di tutti i fedeli cristiani alla vita di Cristo nella Chiesa.
Sulla scia dei grandi Padri della Chiesa,delle loro catechesi e delle loro mistagogie, possiamo collocare l’allocuzione –catechesi- di Benedetto XVI ai membri del Cammino Neocatecumenale (CN) dello scorso 20 gennaio; udienza, che lo stesso Papa situa nell’insieme di udienze da lui concesse con scadenza annuale ai fondatori e membri di questo movimento. Si tratta di una lezione di teologia liturgica valida ed utile per il CN e per tutta la Chiesa. Il Papa sin dall’inizio sottolinea il valore dell'impegno missionario e di evangelizzazione del CN, impegno che deve essere fatto sempre –e il Papa lo ricorda per ben due volte- in comunione con tutta la Chiesa e con il Successore di Pietro…; cercando sempre una profonda comunione con la Sede Apostolica e con i Pastori delle Chiese particolari nelle quali siete inseriti… Si direbbe che il vescovo di Roma non dimentichi mai il suo ruolo di principio di comunione con tutti i pastori della Chiesa Cattolica: l’unità e l’armonia del Corpo ecclesiale sono una importante testimonianza a Cristo e al suo Vangelo nel mondo…Benedetto XVI, da buon pastore ancora e giustamente, non si risparmia nel mettere in luce la generosità e lo sforzo missionario del CN, ed anche le difficoltà che spesso trova nel suo impegno evangelizzatore, e nell’incoraggiare i suoi membri, sacerdoti, laici, famiglie intere a continuare nello zelo di annunciare ovunque, anche in luoghi molto lontani dal cristianesimo, il Vangelo, sempre nell’amore a Cristo e alla Chiesa.
Dopo le parole introduttive, il Papa spiega il senso dell'approvazioneper il CN di quelle celebrazioni che non sono strettamente liturgiche , ma fanno parte dell'itinerario di crescita della fede. Benedetto XVI ricorda al CN e a tutta la Chiesa che le celebrazioni liturgiche sono quelle approvate dalla Chiesa nei diversi testi del magistero del vescovo di Roma o dei vari Concili Ecumenici che hanno regolato ed approvato la liturgia della Chiesa. Il Papa mette in evidenza come l’approvazione delle celebrazioni presenti nel “Direttorio Catechetico del CN” vada letta strettamente vincolata al sensusEcclesiae e in sintonia con le esigenze della costruzione del corpus Ecclesiae. Il Papa mostra il suo cuore di pastore della Chiesa che comprende la vostra ricchezza, ma guarda anche alla comunione e all’armonia dell'’intero Corpus Ecclesiae. Ancora una volta, lungo il pontificato di Benedetto XVI, vediamo Pietro come fondamento di comunione e di unità nella Chiesa.
Quanto detto prima, sul ruolo e l’impegno nell’annuncio del Vangelo del CN e sull’approvazione delle celebrazioni non strettamente liturgiche previste dal Direttorio Catechetico, offre a Benedetto XVI l’occasione per parlare del valore della liturgia. In fondo il Papa si intrattiene col CN parlando della liturgia, cioè di quella realtà della vita ecclesiale che precisamente non ha nessuna necessità di specifica approvazione perché già esaminata ed approvata dalla Sede romana e dallo stesso Vaticano II. Il Papa non pretende di “spiegare” cos’è la liturgia, bensì ne vuol mettere in luce il “valore”, cioè quello che essa ha di centrale e di valido nella vita della Chiesa e di ogni cristiano. Volendo fissare dei principi chiari nel suo ragionamento, Benedetto XVI inizia la sua riflessione da SacrosantumConcilium 7: la liturgia… opera di Cristo sacerdote e del suo corpo che è la Chiesa…Mette al centro della sua catechesi l’anno liturgico che non soltanto ricorda ma celebra, fa presente ed attuale con una forza veramente epicletica tutto il mistero di Cristo per e nella Chiesa: La Passione, Morte e Risurrezione di Gesù non sono solo avvenimenti storici; raggiungono e penetrano la storia, ma la trascendono e rimangono sempre presenti nel cuore di Cristo. Nell’azione liturgica della Chiesa c’è la presenza attiva di Cristo Risorto che rende presente ed efficace per noi oggi lo stesso Mistero pasquale, per la nostra salvezza; ci attira in questo atto di dono di Sé che nel suo cuore è sempre presente e ci fa partecipare a questa presenza del Mistero pasquale.La Chiesa, quindi, celebrando il mistero di Cristo ne diventa il suo corpo; e Benedetto XVI corrobora la sua riflessione citando Sant’Agostino: Questa opera del Signore Gesù, che è il vero contenuto della Liturgia… è anche opera della Chiesa, che, essendo suo corpo, è un unico soggetto con Cristo –“Christustotus caput et corpus”.
Fedele alla tradizione catechetica e mistagogica dei Padri della Chiesa, Papa Benedetto situa l’eucaristia come culmine della vita cristiana; essa è la piena comunione con Cristo attraverso il sacramento del suo Corpo e del suo Sangue, e con la Chiesa che a sua volta ne è anche corpo e suo custode. Le Chiese Orientali, fedeli all’antica tradizione cristiana, celebrano sempre i sacramenti dell'iniziazione cristiana tutti e tre insieme: battesimo-cresima-eucaristia. Il culmine del cammino catecumenale che finisce col battesimo nella notte di Pasqua è la partecipazione –nella piena comunione della Chiesa- ai Santi e Divini Misteri. Il Papa, citando gli statuti del CN che contemplano anche l’eucaristia come una sorta di catecumenato post battesimale, situa questa particolare visione dell'eucaristia soprattutto in vista di favorire il riavvicinamento alla ricchezza della vita sacramentale da parte di persone che si sono allontanate dalla Chiesa, o non hanno ricevuto una formazione adeguata. È come se il Papa volesse in fondo ricondurre l’eucaristia da una visione e un contesto di catecumenato verso quel contesto di mistagogia vera e propria che le è specifico. In tal modo intende ricondurre anche l’eucaristia celebrata dal CN o da qualsiasi altro gruppo o movimento ecclesiale, al contesto ecclesiale fuori dal quale la celebrazione stessa dei Divini Misteri si vedrebbe privata dal suo fondamento cristologico ed ecclesiologico: …ogni celebrazione eucaristica è un’azione dell’unico Cristo insieme con la sua unica Chiesa e perciò essenzialmente aperta a tutti coloro che appartengono a questa sua Chiesa. Questo carattere pubblico della Santa Eucaristia si esprime nel fatto che ogni celebrazione della Santa Messa è ultimamente diretta dal Vescovo come membro del Collegio Episcopale, responsabile per una determinata Chiesa locale. Benedetto XVI ancora una volta ribadisce il ruolo –unico ed insostituibile- del vescovo come custode e liturgo della Chiesa. La liturgia non appartiene –magari adattata, modificata, fatta a propria misura- a nessuno, si tratti di persone o gruppi o movimenti, ma appartiene alla Chiesa stessa avendo come garante colui che per l’imposizione delle mani ha ricevuto la pienezza del dono dello Spirito Santo, per pascere il gregge, per essere colui che “veglia dall’alto” –questo è il senso vero e proprio del termine episkopos. Oserei dire che la liturgia, in qualsiasi Chiesa cristiana d’Oriente e d’Occidente vada rispettata ed accolta quasi come i Santi Doni che si ricevono come tali, come doni, non come qualcosa che ognuno si prende o di cui si serve a propria misura e piacimento.
Concludendo la sua catechesi, il Papa ricorda al CN – e a tutti i membri della Chiesa- la necessaria fedeltà ai libri liturgici che sono lo strumento che regola la celebrazione liturgica, evita qualsiasi arbitrarietà e soggettivismo e che in fondo è al servizio della comunione ecclesiale che ne deriva. Il necessario inserimento nella piena vita ecclesiale viene ancora sottolineato dal Papa: Al tempo stesso, la progressiva maturazione nella fede del singolo e della piccola comunità deve favorire il loro inserimento nella vita della grande comunità ecclesiale, che trova nella celebrazione liturgica della parrocchia, nella quale e per la quale si attua il neocatecumenato, la sua forma ordinaria.Infine Benedetto XVI ribadisce, infine, il filo conduttore di tutto il suo intervento: Ma anche durante il cammino è importante non separarsi dalla comunità parrocchiale, proprio nella celebrazione dell’Eucaristia che è il vero luogo dell’unità di tutti, dove il Signore ci abbraccia nei diversi stati della nostra maturità spirituale e ci unisce nell’unico pane che ci rende un unico corpo.
La teologia, la liturgia, la comunione ecclesiale. Ecco tre argomenti che stanno a cuore a Papa Benedetto. Nel testo del 20 gennaio sono trattati da teologo? Sì, ma soprattutto da mistagogo che sa portare per mano i fedeli alla vera comprensione dei misteri, nella piena comunione con Cristo nella Chiesa.
P. Manuel Nin Pontificio Collegio Greco Roma
domenica 22 gennaio 2012
Non per galateo ma per obbedienza all'unico Signore

Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani
martedì 17 gennaio 2012
SETTIMANA DI PREGHIERA PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI

